Luigi Cremona, da “carbonaro” a famoso giornalista gastronomico

Luigi Cremona, ad oggi uno dei critici enogastronomici più apprezzati d’Italia, si racconta ai ragazzi del Master in Comunicazione e Giornalismo Enogastronomico del Gambero Rosso.

Dopo una laurea in Ingegneria, presa alla fine degli anni ’60, è stata una grande passione per i viaggi a condurre Luigi Cremona verso il mestiere di critico enogastronomico. Andare in giro per il mondo gli ha insegnato due cose fondamentali: l’inglese, che serve come il pane e come una laurea per chi vuole affrontare il mondo, e i diversi usi e costumi dei vari popoli della terra.

Era un tour leader e viaggiava con la Compagnia dell’Elefante Luigi Cremona quando scoprì l’India, il suo primo viaggio fuori dal continente Europa che gli ha cambiato la vita: È stato traumatico” – dice il giornalistica con sguardo nostalgico – perché mi sono ritrovato per la prima volta a scontrarmi con abitudini diverse da quelle occidentali. Ho scoperto d’altra parte un’India affascinante, e non per la bellezza dei monumenti indiani (sono nato a Roma e la mia città è piena di bei monumenti), ciò che mi ha colpito molto è stato vedere come vivevano queste popolazioni, attrezzate in villaggi, dove all’alba venivano dai campi intere famiglie che portavano il raccolto e improvvisavano fino al tramonto un immenso mercato lungo la strada principale del borgo, quello che oggi chiamiamo street food. Mi sono ritrovato immerso nel tripudio di odori e sapori delle spezie indiane e mi sono imbattuto in un’esaltazione del gusto che pochi altri popoli al mondo hanno. Su questi ricordi, che gli si sono impressi nella mente fin da ragazzo, il giornalista dal palato raffinato ha creato i primi mattoni sui quali ha poi costruito il suo gusto.

Da allora ha fatto più di 70 viaggi intercontinentali Cremona, girando un po’ ovunque, dall’Alaska al Giappone, dalla Cina alla Corea, avendo l’occasione di viaggiare per lavoro, dato che nel frattempo si occupava della parte commerciale di una società di sua fondazione. Anche quando ero in Italia viaggiavo, non mi fermavo mai – afferma Cremona – e quando mi trovavo in altre città d’Italia piuttosto che andare al cinema, come era consueto negli anni ’70, andavo al ristorante per incontrare gente, rimanendo attratto dai sapori dei piatti e iniziando pian piano ad accostarmi anche al mondo del vino.

Alla fine degli anni ’70 uscì poi la prima guida dell’Espresso e i giornalisti che si occupavano di enogastronomia in Italia erano solo 4 o 5. La passione ormai dilagante per il mondo del food&wine portò Cremona a contattare per un incontro Federico Umberto D’Amato, l’allora direttore della guida, cosicché dai primi anni ’80 iniziò a collaborare scrivendo per la guida ristoranti della rivista. I primi anni che facevo il degustatore e scrivevo le recensioni per la guida dell’Espresso – racconta il giornalista – mi sentivo una specie di carbonaro. Il giornalista enogastronomico non era considerata una professione all’epoca, anzi a quei tempi se qualcuno andava a mangiare fuori era visto come un beone, come uno che mangiava tanto.

Occupatosi di ingegneria fino agli anni 2000, oggi Luigi Cremona svolge a tutto campo il mestiere di giornalista enogastronomico. Tra la fine degli anni ‘80 e gli inizi degli anni ’90 è entrato nel Touring Club ed è da allora direttore delle guide del Touring. L’incontro con Lorenza Vitali, sua attuale compagna, nei primi anni del 2000, aggiunge un nuovo filone di attività che si vanno ad affiancare a quella già consolidata di giornalista: l’organizzazione di eventi.

Fare il critico gastronomico è un lavoro difficile e dispendioso – conclude Cremona – un vero critico si può definire tale quando ha un’esperienza adeguata, vale a dire aver visitato almeno qualche migliaio di ristoranti. Un critico inoltre dovrebbe partire dal fatto che si sta valutando un prodotto la cui migliore qualità è quella dell’imperfezione, dovuta all’artigianalità del prodotto stesso, e considerare che il ristorante non è solo un piatto, ma un mondo fatto dal lavoro di tante persone, dallo chef,  all’addetto alla sala, al sommelier, ecc… Il rispetto è dunque ciò che di meglio si può offrire a chi ogni giorno con sudore e sacrificio cerca di regalare ai propri clienti una serata all’insegna dello stare bene.

Foto di copertina: www.witaly.it

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